Giuseppe Lovecchio

 logo Coversano

Biografia
 

Curriculum
 

Libri ( sommario)
 

 

Noi Confcommercio
 

 

Conversano e Dintorni
 

 

C'era una volta
 

 

I bianchi destrieri del Guercio
 

 

La Società Operaia di Mutuo Soccorso
 

 

Una Comunità in Cammino
 

 

Padre Michele Accolti Gil
 

 

Gli Itinerari di Francesca Marangelli
 

 

Nel segno del Leone
 

 

Confraternite, Congreghe ed Opere Pie
 

  scrivi a Giuseppe Lovecchio

GIUSEPPE LOVECCHIO
 

la società operaia di mutuo soccorso

LA SOCIETA' OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO
di Conversano

editrice Uniongrafica Corcelli - BARI

 In copertina: Progetto di restauro alla Casa del Municipio dell' architetto Sante Simone, socio onorario della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Conversano

realizzazione grafica di Mauro Castellani



PROLOGO

Rientrai a casa in uno stato di eccitazione molto evidente. Mia moglie me ne chiese la ragione temendo che mi fosse capitato qualcosa di spiacevole o che avessi appreso qualche brutta notizia.
Invece, niente di tutto questo.

L’eccitazione nasceva dall’invito che mi avevano rivolto gi attuali dirigenti di scrivere un  saggio sulla Società Operaia di Mutuo Soccorso.
La Società, nel 1997, compirà 120 anni dalla sua istituzione e, secondo loro, un modo adeguato alla ricorrenza sarebbe quello di raccontarne la storia.
Non avevo dato una risposta affermativa, ne respinto la proposta; avevo detto solo che ero lusingato e che mi occorreva un po’ di tempo per decidere. Ma , in cuor mio, avevo già deciso di accettare, sicuro che avrei affrontato l’impegno con entusiasmo.
In quel momento non mi ponevo affatto le difficoltà obiettive che la ricostruzione di 120 anni di storia di quel sodalizio avrebbe comportato.

Risalire al 1877, ad appena 16 anni dall’unificazione dell’Italia ed a 29 anni dalla fine della dominazione dei Conti Acquaviva-d’Aragona, ripercorreva la storia di quei lontani tempi, indagare sul clima sociale, economico e culturale di quell’epoca non si presentava come un’opera facile.
Ma io pensavo all’occasione che mi veniva offerta: parlare della mia città e dei miei concittadini con un tema dissimile da quelli nei quali mi ero cimentato nei lavori precedenti.
Ero convinto che, scrivendo di quella Società, avrei non solo offerto uno spaccato della storia passata, ma fatto emergere anche quei valori che furono alla base dello slancio solidaristico che animò le Società Operaie di Mutuo Soccorso e di cui ai nostri giorni si è perduto traccia.

Mia moglie, quando seppe il motivo della mia eccitazione, mi invitò subito alla prudenza:” Aspetta a dare una risposta” disse “valuta attentamente le difficoltà cui andrai incontro giacchè dovrai approfondire una quantità di aspetti, da quelle sociali e quelli economici, politici, amministrativi che quelle Società volevano diffondere tra i loro adepti.”

  Seguitando a parlare, specificò meglio le sue perplessità. “Non si tratta di scrivere la storia di un’associazione, com’è noto per l’Università Popolare* riferita ad un breve periodo di tempo e, per di più, contemporaneo al nostro” mi disse “ma di una Società che affonda le sue radici nell’ultimo quarto di secolo dell’800 , nata in un contesto sociale, civile ed economico molto diverso da quello che si sviluppò l’Università Popolare. Inoltre, per quel che un tempo mi riferiva nonno Giuseppe (trattasi del Sig. Giuseppe Marangelli – Maestro muratore -, dapprima socio poi componente il Consiglio ed infine presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Conversano nell’anno 1919. Fu protagonista della vita della Società fino al 1927.) le Società Operaie di Mutuo Soccorso erano disciplinate da una legge di Stato e, per questo, sottoposte ad una serie di obblighi!”.

  “Non vorrei” concludeva mia moglie, molto saggiamente, “che ti imbattessi in difficoltà insuperabili e dopo aver accettato l’incarico fossi costretto a rinunciarvi!”.
Mia moglie, in pratica, mi richiamava alla realtà, invitandomi ad una prudenza, di cui non le avevo dato prova con il mio stato di eccitazione.
Non nascondo che il suo invito mi indispose. Speravo di avere un pieno incoraggiamento, e, invece, frenava il mio entusiasmo.
Con questi contrastanti pensieri, alla fine, andai a letto. Speravo che un sonno ristoratore mi avrebbe fatto considerare la proposta sotto una luce diversa, e che l’invito alla cautela avrebbe preso il sopravvento sulla mia decisione.
 E, invece la notte…..!

Non riuscivo a prendere sonno, l’eccitazione continuava e non facevo altro che girarmi e rigirarmi nel letto, nella vana ricerca di trovare modo di acquetarmi e, quindi, di addormentarmi senza l’aiuto della conta…..delle pecore. Ma, per quante posizioni provassi nessuna era risolutiva: se stavo su un fianco mi faceva male il fegato, se mi giravo sull’altro lo stomaco mi comprimeva il cuore accrescendo lo stato ansioso, se mi mettevo con la faccia sul cuscino erano il naso e la bocca a dolermi ed a ribellarsi!

Non volevo ammettere che ormai il cervello aveva ricevuto un impulso e che stava lavorando ed elaborando dati alla ricerca di una soluzione.
Avviene così per i computers: elaborano dati e poi forniscono la soluzione. ma loro lavorano su programmi: il mio cervello non ne aveva, mancava di notizie, di materiale, di documenti, di una parte consistente dei libri sociali.
Insomma, mi ritrovavo con poco materiale e solo con la mia volontà che, in quel rigirarmi nel letto, stava venendo meno.
Presi sonno alla prime luci dell’alba e mai il sonno fu così determinante nelle mie decisioni perché sognai il nonno di mia moglie, Giuseppe Marangelli.

  “Scrivi la storia della nostra Società”  mi disse “ non ti preoccupare, se ne avrai bisogno ti aiuterò io”

  “Ma come farai?” gli chiesi incredulo, memore della sua morte avvenuta trant’anni fa!

  “Ti verrò in sogno” mi  rispose con un sorriso leggermente ironico “ e ti racconterò: A noi nulla è impossibile, a condizione che tutto sia finalizzato al bene. E tu, che vuoi scrivere di una benemerita Società conversanese, meriti di essere aiutato!”

  Questo sogno fu risolutivo: mi liberò dall’indecisione. Al mattino comunicai il proposito di scrivere la storia a mia moglie, la quale non fece altro che augurarmi buon lavoro.

 

Giuseppe Lovecchio

 

webmaster  webmaster-email@