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Devo essere sincero: per l’amico Giuseppe Lovecchio, che
conosco da oltre trent’anni, provo ammirazione ma anche un
pizzico d’invidia.
“Ma dove lo trovi il tempo e soprattutto la
voglia…..” scherzai quando, nel marzo ’90, mi consegnò,
emozionato come un bambino per l’esordio letterario, l’elegante
e prezioso volume "Noi
Confcommercio – Fatti e avvenimenti di 40 anni", in
cui ricostruiva, attraverso attraverso la puntale raccolta
di documenti e resoconti giornalistici, la storia della Federazione
barese dei Commercianti e degli che si sono susseguiti alla
sua guida. Da allora la sorpresa si è
rinnovata con cadenza annuale.
Nel giugno del ’91 ha pubblicato
" Conversano e…..dintorni",
un puzzle e di esperienze e sensazioni vissute in lontane città
di tutto il mondo, focalizzate con una specie di lente grandangolare
che, che in un divertente gioco di rifrazioni e immagini riflesse,
traspone le diverse realtà del paese natìo, Conversano
appunto, scoprendo, con sorprendente sensibilità invisibili
agli occhi di un viaggiatore distratto.
Lovecchio osserva luoghi ed usanze
stranieri con l’innocenza di un bambino e trasporta queste
sensazioni alla sua Conversano e agli anni difficili della
sua infanzia, condendo i racconti con i sapori genuini della
sua terra e delle sue tradizioni, con la saggezza popolare
e con i ritmi lenti, ma inesorabili, della quotidianità.
Non ci sono eroi nei suoi racconti,
ma gente umile: il vicino di casa, l’insegnante, il sacerdote,
il coraggioso imprenditore, l’antifascista, ecc.
Nel dicembre del ’92 Lovecchio ha
pubblicato Appunti, ricordi, riflessioni naturale approdo della
sua precedente esperienza per affinità di argomenti
e metodi di lavoro. E’ sempre più spesso il cordone
ombelicale che lo lega alla sua città e più intenso
l’amore per essa, che non sa resistere alla tentazione di rivisitare
New York per vedere in controluce la sua Conversano.
L’incontro con i parenti e gli amici là emigrati
negli anni difficili del dopoguerra, risveglia ricordi, emozioni,
aneddoti divertenti, e più volte dolorosi, che noi gente
del Sud conserviamo alla memoria.
Anche nella lontana Vancouver, Lovecchio
scopre, con grande sorpresa, un elemento di congiunzione con
la sua Conversano: la coltivazione delle ciliegie che, forse
per intima ambizione, si augurava che fosse esclusiva della
sua terra.
Puntuale come un orologio
svizzero è arrivato il quarto lavoro.
C’era una volta…, è il titolo,
ma della fiaba ha solo la carica avvincente e la capacità
magica di rievocare immagini, luoghi e circostanze relegati
in un angolo remoto e polveroso della nostra memoria.
Per quest’ultima fatica, l’amico Lovecchio smette
i panni di direttore della Confcommercio e di indomito viaggiatore
per raccontare l’esaltante avventura di un gruppo di giovani
sognatori che, nel gennaio del ’58, animati dal desiderio di
diffondere la cultura, fondarono la sezione conversanese dell’Univerità
Popolare.
Lovecchio, con pazienza certosina, ha raccolto
le testimonianze, gli scarni verbali e i servizi giornalistici
nei circa vent’anni di attività dell’Università.
Ha colmato le inevitabili lacune documentarie, facendo appello
ai ricordi suoi e dei suoi concittadini e, qualche volta, anche
all’immaginazione. La forza delle
parole e delle immagini fotografiche è tale da far rivivere
al lettore istanti esaltanti della propria giovinezza, proiettando
in quella sala “ abitualmente affollata da contadini, artigiani
ed intellettuali “ in cui si dibattevano temi oggi abusati
(energia nucleare, chirurgia estetica, ecc..)ma certamente
fantascientifici per quei tempi.
Nella seconda parte del lavoro, i sogni …infranti, Lovecchio,
con un pizzico di nostalgia e di amarezza, riporta alla luce
la Conversano delle Sagre delle Ciliegie e del Maggio Conversanese.
In queste pagine si respira forte l’odore della
terra, del sudore contadino, dei mille sacrifici vanificati
da una grandinata o dalla siccità, delle dispute con
i mediatori per spuntare prezzi più alti, dei giochi
infantili con le ciliegie che, come preziosi rubini, pendevano
dai nostri orecchi, dell’allegria e della spensieratezza delle
sagre che, al di là dell’aspetto ludico e folcloristico,
costituivano un ottimo veicolo promozionale e un degno palcoscenico
per bibattere i problemi legati alla produzione, alle tecniche
di conservazione, alla commercializzazione.
La terza parte, infine, Gesù
e le donne, è un misterioso gioco fra fantasia e realtà
su un tema che l’autore stesso definisce “ scabrosissimo” il
ruolo delle donne nella Chiesa cattolica.
Sono protagoniste o semplice
comparse ella storia del cristianesimo? E ancora : v’è
pari dignità, oppure vivono ancora in condizione di
sottomissione?
Anche su questo tema Lovecchio
dimostra senso di equilibrio e capacità critica, elaborando
un racconto denso di testimonianze e di riferimenti storici,
artistici e letterari, senza inciampare nella retorica o in
falsi pregiudizi.
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