Giuseppe Lovecchio

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GIUSEPPE LOVECCHIO
 

C ' ERA UNA VOLTA

 

Presentazione di Francesco Colucci




Devo essere sincero: per l’amico Giuseppe Lovecchio, che conosco da oltre trent’anni, provo ammirazione ma anche un pizzico d’invidia.

  “Ma dove lo trovi il tempo e soprattutto la voglia…..” scherzai quando, nel marzo ’90, mi consegnò, emozionato come un bambino per l’esordio letterario, l’elegante e prezioso volume  "Noi Confcommercio – Fatti e avvenimenti di 40 anni", in cui ricostruiva, attraverso attraverso la puntale raccolta di documenti e resoconti giornalistici, la storia della Federazione barese dei Commercianti e degli che si sono susseguiti alla sua guida.
  Da allora la sorpresa si è rinnovata con cadenza annuale.

    Nel giugno del ’91 ha pubblicato " Conversano e…..dintorni", un puzzle e di esperienze e sensazioni vissute in lontane città di tutto il mondo, focalizzate con una specie di lente grandangolare che, che in un divertente gioco di rifrazioni e immagini riflesse, traspone le diverse realtà del paese natìo, Conversano appunto, scoprendo, con sorprendente sensibilità invisibili agli occhi di un viaggiatore distratto.

    Lovecchio osserva luoghi ed usanze stranieri con l’innocenza di un bambino e trasporta queste sensazioni alla sua Conversano e agli anni difficili della sua infanzia, condendo i racconti con i sapori genuini della sua terra e delle sue tradizioni, con la saggezza popolare e con i ritmi lenti, ma inesorabili, della quotidianità.

    Non ci sono eroi nei suoi racconti, ma gente umile: il vicino di casa, l’insegnante, il sacerdote, il coraggioso imprenditore, l’antifascista, ecc.

   Nel dicembre del ’92  Lovecchio ha pubblicato Appunti, ricordi, riflessioni naturale approdo della sua precedente esperienza per affinità di argomenti e metodi di lavoro. E’ sempre più spesso il cordone ombelicale che lo lega alla sua città e più intenso l’amore per essa, che non sa resistere alla tentazione di rivisitare New York per vedere in controluce la sua Conversano.

L’incontro con i parenti e gli amici là emigrati negli anni difficili del dopoguerra, risveglia ricordi, emozioni, aneddoti divertenti, e più volte dolorosi, che noi gente del Sud conserviamo alla memoria.

   Anche nella lontana Vancouver, Lovecchio scopre, con grande sorpresa, un elemento di congiunzione con la sua Conversano: la coltivazione delle ciliegie che, forse per intima ambizione, si augurava che fosse esclusiva della sua terra.

     Puntuale come un orologio svizzero è arrivato il quarto lavoro.

  C’era una volta…, è il titolo, ma della fiaba ha solo la carica avvincente e la capacità magica di rievocare immagini, luoghi e circostanze relegati in un angolo remoto e polveroso della nostra memoria.

  Per quest’ultima fatica, l’amico Lovecchio smette i panni di direttore della Confcommercio e di indomito viaggiatore per raccontare l’esaltante avventura di un gruppo di giovani sognatori che, nel gennaio del ’58, animati dal desiderio di diffondere la cultura, fondarono la sezione conversanese dell’Univerità Popolare.

  Lovecchio, con pazienza certosina, ha raccolto le testimonianze, gli scarni verbali e i servizi giornalistici nei circa vent’anni di attività dell’Università. Ha colmato le inevitabili lacune documentarie, facendo appello ai ricordi suoi e dei suoi concittadini e, qualche volta, anche all’immaginazione.   
  La forza delle parole e delle immagini fotografiche è tale da far rivivere al lettore istanti esaltanti della propria giovinezza, proiettando in quella sala “ abitualmente affollata da contadini, artigiani ed intellettuali “ in cui si dibattevano temi oggi abusati (energia nucleare, chirurgia estetica, ecc..)ma certamente fantascientifici per quei tempi.

Nella seconda parte del lavoro, i sogni …infranti, Lovecchio, con un pizzico di nostalgia e di amarezza, riporta alla luce la Conversano delle Sagre delle Ciliegie e del Maggio Conversanese.

  In queste pagine si respira forte l’odore della terra, del sudore contadino, dei mille sacrifici vanificati da una grandinata o dalla siccità, delle dispute con i mediatori per spuntare prezzi più alti, dei giochi infantili con le ciliegie che, come preziosi rubini, pendevano dai nostri orecchi, dell’allegria e della spensieratezza delle sagre che, al di là dell’aspetto ludico e folcloristico, costituivano un ottimo veicolo promozionale e un degno palcoscenico per bibattere i problemi legati alla produzione, alle tecniche di conservazione, alla commercializzazione.

    La terza parte, infine, Gesù e le donne, è un misterioso gioco fra fantasia e realtà su un tema che l’autore stesso definisce “ scabrosissimo” il ruolo delle donne nella Chiesa cattolica.

     Sono protagoniste o semplice comparse ella storia del cristianesimo? E ancora : v’è pari dignità, oppure vivono ancora in condizione di sottomissione?

     Anche su questo tema  Lovecchio dimostra senso di equilibrio e capacità critica, elaborando un racconto denso di testimonianze e di riferimenti storici, artistici e letterari, senza inciampare nella retorica o in falsi pregiudizi.

 

Francesco Colucci

 

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