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GIUSEPPE LOVECCHIO

Nel segno del Leone

NEL SEGNO DEL LEONE

editrice Arti Grafiche SCICSI - Conversano

 

 Grafica di copertina
Castellani Studio Grafico - BARI



 

Nota storica introduttiva

Luigi Farace, bottegaio, come lo definirono alcune frange della sinistra barese, nel 1978 irrompe sulla scena politica ed amministrativa diventando Sindaco di Bari.  I politici di profesione furono costretti a cedere il passo ad un uomo che non possedeva proprietà immobiliari, nè aveva interessi personali da difendere. Era mosso unicamente dall' ambizione di servire la propria città.

PREFAZIONE

... Ritengo qui opportune alcune brevi notazioni sul carattere dell' uomo. E' certo che ha cancellato dal suo linguaggio la parola grazie e francamente non so trovare, fra i tanti ricordi, un momento in cui l'abbia pronunciata.

Ha un temperamento ferrigno, che rasenta la cocciutaggine, aristocratico, elitario, per nulla diplomatico. Con il suo sorriso acidulo incontra difficoltà ad attirarsi simpatie. A volte ci prova gusto a riuscire sgradito, ma soltanto nella cerchia di amici e collaboratori, perchè nei rapporti esterni, in quelli cioè con i rappresentanti di enti e istituzioni, è di una giovialità e di una simpatia tipica del menager.

Quando lo conobbi e cominciammo a frequentarci, alcuni suoi avversari mi misero in guardia:"In casa comanda lui" mi dicevano, "è un principe"aggiungevano altri, "fai attenzione perchè in Federazione prevarrà questa sua predisposizione al comando e al potere assoluto". Io non me ne sono mai dato pensiero. "Se sarà presidente è chiaro che comanderà lui" rispondevo a tutti.

Alla prova dei fatti mi resi conto che non erano del tutto sbagliati i giudizi su di lui. ma di fronte all'impegno che profondeva, all' entusiasmo con cui accompagnava ogni iniziativa e che trasmetteva agli altri, al senso quasi religioso con cui affrontava il lavoro, in qualsiasi campo ( Federazione, Cassa Mutua Commercianti, Sindaco, Presidente Camera di Commercio, Parlamento, Segretario politico della DC, etc...), i suoi limiti umani, comuni credo a tutti gli uomini, passavano in secondo piano...

Avrebbe potuto conquistare la presidenza nazionale della Confcommercio, che assunse in quanto vice presidente vicario alla morte del dotto. Giuseppe Orlando. Non aveva, in quel momento avversari, né c’erano concorrenti che potevano sbarrargli la conquista dell’ambita poltrona. Invece attese che l’Associazione dei Commercianti di Milano, la più importante d’Italia, indicasse un suo candidato per mettersi da parte e rientrare nel ruolo di numero due.

 Negli anni successivi, pur essendosi ripresentata la concreta possibilità di conquistare quella presidenza non si prestò, ai complotti che si tenevano , nel palazzo romano  di piazza Belli, contro il presidente in carica segnando con quell’atto di onestà intellettuale e morale, l’inizio della sua fine di  nazionale.

 Per Farace la lealtà ed amicizia erano valori indissolubili ed inviolabili cui si è sempre ispirato nei rapporti personali. Ed è rimasto fedele a tali valori, come hanno dimostrato le vicende relative sia ai burrascosi rapporti con il nuovo gruppo dirigente della Confcommercio nazionale sia a quelli altrettanto burrascosi che si instaurarono con alcuni dirigenti baresi, nel momento in cui Farace non rivestiva più alcun incarico.

 Certo si possono addebitargli alcuni errori commessi nella gestione dei rapporti sia interpersonali sia sindacali ma, lo ha sempre sorretto la segreta speranza di un ravvedimento da parte di chi rivoltandosi contro ha favorito la disgregazione di un organismo associativo, ritenuto a buon diritto, fra i più prestigiosi d’Italia.

Così purtroppo non è stato! ...

 

Giuseppe Lovecchio

 

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