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Quando ho dato alle stampe i miei precedenti lavori, mi
sono sempre preoccupato di spiegare, sin dalle prime pagine,
i motivi che mi avevano indotti a scriverli. Raccontassero
i miei viaggi, parlassero di personaggi famosi, di enti ed
istituzioni o dei bianchi destrieri del guercio, avevo come
obiettivo quello di portare alla luce storie poco note o del
tutto sconosciute ai miei concittadini.
Anche questo nuovo lavoro sulle confraternite e opere pie
conversanesi non sfugge a quel proposito. Cambia l'epoca del
racconto che abbraccia un arco temporale di circa quattro secoli,
dal XVII al XX, cambia ovviamente il tema, ma non cambia la
struttura narrativa perchè, come avvenuto per gli altri
lavori, anche questo prenederà la forma di una vera
e propria cronaca degli avvenimenti che mi limiterò
a raccontare per frammenti. Intendiamoci, nulla a
che vedere con il rigore scientifico che gli studiosi assicurano
alle loro ricerche, ma un lavoro ugualmente attendibile sul
piano della ricerca storica, che intende anche suscitare la
curiosità dei lettori nella scoperta delle proprie radici
e delle tradizioni del proprio paese.
Ma quell' obiettivo non è stato l'unico motivo che
mi ha indotto ad affrontare un impegno che si è rivelato,
man mano che procedevo nella stesura del lavoro, più
pesante del previsto, perchè ce ne sono stati altri. Un
secondo motivo infatti, va ricercato nella circostanza che,
pur avendo fatto parte di una confraternita, quella del Purgatorio,
non ne conoscevo la storia e mi erano quasi del tutto ignoti
i suoi scopi. In molte occasioni mi sorprendevo a
chiedere se la devozione per la Madonna Addolorata e la partecipazione
alle funzioni religiose fossero l'unico scopo che esprimeva
il senso religioso dell' apprtenenza alla confraternita o se,
complementari ad esso, ve ne fossero altri. Ed anche quando,
per motivi contingenti, uscii dalla confraternita ( con grande
dolore di mia madre che aveva invece salutato con orgoglio
il mio ingresso nella confraternita dei Galantuomini
), mi rimase sempre vivo il desiderio di conoscere le sue origini,
approfondire la sua storia centenaria e cercare di capire perché
quella confraternita veniva indicata con quel termine che,
nel tempo andato, significava prestigio, potere e appartenenza
ad un ceto sociale, quello dei proprietari terrieri e dei professionisti,
più elevato rispetto a quello degli artieri e dei contadini. Ed
ecco che quel desiderio si sta materializzando e concretizzando
con un'iniziativa più completa e più estesa,
per spazio e per tempo, che accompagnerà il lettore
a scoprire l'attività di quelle istituzioni, attraverso
il racconto di eventi che le caratterizzarono e di una sommaria
descrizione delle norme che hanno regolato per oltre tre secoli
la loro attività, sia sotto l'aspetto civilistico che
ecclesiastico.
Mi ha spinto alla ricostruzone storica anche un debito di
riconoscenza verso l'istituto di beneficenza che consentì
alla mia famiglia, negli anni bui del dopoguerra, di verificare
quanto forti e radicati nella coscienza dei miei concittadini
( pur nel travaglio delle ferite della guerra e delle divisioni
ideologiche), fossero la solidarietà umana ed il senso
religioso del vivere quotidiano nella nostra comunità.
Non vi nascondo infine che mi sorregge la speranza di risvegliare
nei più anziani, con questo lavoro, un interesse sulla
storia delle confraternite maggiore, rispetto al più
recente passato e di far maturare nei giovani, che sono destinati
a raccogliere in futuro la guida sociale, politica e religiosa
della nostra città, quei valori di solidarietà
e di carità cristiana che furono patrimonio dei
nostri avi. Speranza o ilusione? Chissà !
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